Rittana, un borgo alpino dove memoria, arte e ritorni si incontrano
25 April 2026
Cuneo
Sulla sinistra della valle Stura, a pochi chilometri da Cuneo, c’è un paese che sembra appoggiato alla montagna con discrezione. Case di pietra, tetti in lose e boschi tutt’intorno. Il silenzio non è mai davvero silenzio, ma il suono del vento, delle foglie, dei passi sulle strade strette che salgono verso le borgate.
È Rittana, una manciata di case sparse sul versante della montagna, dove oggi vivono poco più di cento abitanti. Un tempo qui la vita era quella delle comunità alpine: campi da lavorare, animali da accudire, boschi da cui ricavare legna e castagne. Le giornate iniziavano presto e finivano presto. Le famiglie erano numerose, nelle stalle si faceva la veja e le sere d’inverno diventavano momenti di condivisione. Le case, le strade e i boschi erano pieni di voci. Chi ha passato l’infanzia in questo posto mi racconta di balli del paese, di Natali semplici dove ci si aiutava, di una piccola scuola dove bisognava portare la legna e arrivare a piedi anche con la neve.
Poi, come è successo in tanti paesi delle Alpi, è arrivato il tempo delle partenze. Molti abitanti sono scesi a valle, altri sono emigrati in Francia. Le borgate si sono svuotate lentamente. Alcune case sono rimaste chiuse per anni, altre hanno ripreso a vivere solo d’estate o nei fine settimana.
Eppure la storia di Rittana non è fatta soltanto di silenzio.
Sopra il paese, a 1.360 metri di quota, si trova la borgata Paraloup, il cui nome in occitano significa “al riparo dai lupi”. Durante la Seconda guerra mondiale queste baite diventarono uno dei luoghi simbolo della nascita della Resistenza nelle valli cuneesi. Dopo l’8 settembre 1943 qui salirono giovani poco più che ventenni, tra cui Nuto Revelli, Duccio Galimberti e altri ragazzi che scelsero la montagna per organizzare la lotta partigiana.
Paraloup diventò così un luogo di speranza, ma anche di sacrificio. Un pezzo di storia che ancora oggi vive tra quelle baite di pietra. Oggi Paraloup è stata recuperata ed è diventata un luogo di memoria e di incontro. Il Museo dei Racconti, il teatro all’aperto, gli spazi dedicati all’accoglienza raccontano una montagna che non dimentica il passato ma guarda anche al futuro. E per salire fin qui si passa inevitabilmente da Rittana, come se il paese fosse una soglia naturale tra memoria e ritorno.
Ma i paesi non vivono soltanto di storia. Vivono nelle persone che li abitano oggi e in quelle che scelgono di restare. Negli ultimi anni Rittana ha iniziato a cambiare volto. Grazie a un’amministrazione attenta e lungimirante, il paese è diventato un piccolo laboratorio culturale. Qui l’arte contemporanea ha trovato spazio tra le case, nei boschi, lungo i sentieri.
Il MUDRI, il Museo Diffuso di Rittana, custodisce la collezione “20x20”, una raccolta di centinaia di opere donate da artisti che hanno creduto nella rinascita del borgo. Ma l’arte a Rittana non resta chiusa in un museo. Esce, si mescola al paesaggio, diventa parte della vita quotidiana.
Passeggiando per il paese si incontrano murales, installazioni, sculture. Nei sentieri che portano al Chiot Rosa, tra gli alberi, si scoprono opere che dialogano con la natura. Progetti culturali, mostre e iniziative hanno contribuito a trasformare Rittana in un piccolo centro culturale di montagna.
Ma la rinascita di un paese non passa solo dall’arte. Passa soprattutto dalle persone. E anche dalle amministrazioni che credono davvero nella montagna. Il sindaco di Rittana, Giacomo Doglio, è una presenza attiva e concreta nella vita del paese. Non è raro trovarlo proprio dentro Andata e Ritorno, a bere un caffè, a scambiare due parole, a incontrare chi arriva.
Fu proprio lui, infatti, a invitare Debora ad aprire la bottega che oggi è diventata il cuore di questo piccolo borgo alpino della valle Stura.
Per molti anni, dove ora c’è la bottega di Debora, c’era stata l’osteria del paese, uno di quei luoghi semplici dove si entrava per un bicchiere di vino, per scambiare due parole, per fermarsi anche solo qualche minuto. Uno di quei posti dove esisteva il registro dei debiti e dove la fiducia faceva parte della quotidianità.
La famiglia di Debora è originaria proprio di Rittana, ma la sua vita per molti anni si è svolta altrove. Per quindici anni lavora a Sant’Anna di Valdieri, gestendo un locale molto simile a quello che oggi ha riaperto. Poi arriva la stanchezza, il bisogno di fermarsi, di cambiare ritmo. Debora lascia quel lavoro e si dedica alla famiglia, lavorando per qualche anno presso terzi.
Nel frattempo, la vecchia casa di famiglia, appartenuta alla nonna e un tempo osteria del paese, viene messa in vendita. La mamma insiste perché sia lei a prenderla. È una casa grande, da ristrutturare, con spese importanti. Debora non è convinta. Vive a Borgo San Dalmazzo, ha costruito lì la sua quotidianità e non ha più voglia di rimettersi in gioco.
Ma la mamma Bruna non si arrende. Compra la casa e gliela regala. Un dono inaspettato che, all’inizio, Debora vive quasi come un peso. Una responsabilità. Una strada che non aveva scelto.
In paese, però, mancava qualcosa di importante. L’alimentari, gestito fino a dodici anni prima dalla zia di Debora, era chiuso da tempo. Il paese aveva perso un punto di riferimento fondamentale.
Il sindaco Giacomo Doglio, molto attivo e attento alla vita del paese, lo sapeva bene. Un paese senza bottega rischia di spegnersi. Così decide di incontrare Debora.
Nasce un dialogo, poi una collaborazione, e piano piano anche un’amicizia. L’idea prende forma: riaprire un piccolo alimentari, un servizio bar, un luogo di incontro per residenti e visitatori. Dove oggi sorge Andata e Ritorno, quarant’anni fa c’era la nonna di Debora che gestiva l’osteria. Il passato torna a bussare al presente. Debora comincia a sentire quella spinta che parte dal cuore e che, quando arriva, non si ferma più.
Nasce così Andata e Ritorno. Un nome particolare, con due significati. Per Debora significa: se passi di qui e ti trovi bene, ritorni. Per il sindaco rappresenta il lasciare le proprie origini per poi fare ritorno.
Rittana - Debora con la madre Bruna, davanti alla bottega Andata e Ritorno
Proprio all’esterno di Andata e Ritorno, una targa commemorativa ricorda uno degli episodi più significativi della storia di Rittana. In questo stesso edificio, infatti, durante la Seconda guerra mondiale, venne soccorso Duccio Galimberti, uno dei protagonisti della Resistenza piemontese. Ferito durante i combattimenti, fu aiutato e nascosto dai nonni di Debora, che lo accolsero rischiando in prima persona. Qui trascorse una notte, disteso su un materasso, mentre veniva curato e protetto prima di essere trasferito in un luogo più sicuro. È un dettaglio che colpisce, perché trasforma questa bottega in qualcosa di più di un semplice locale: un luogo dove la storia è passata davvero, dove il coraggio silenzioso della gente di montagna ha contribuito a scrivere una pagina importante della Resistenza.
Il locale è piccolo, accogliente, pieno di particolari che richiamano il passato. Il calore della stufa, gli oggetti di famiglia, i dettagli che raccontano una storia. Qui il tempo sembra rallentare. Entrano clienti abituali, persone del paese, escursionisti. Si scambiano parole, sorrisi, notizie. Non c’è la freddezza dei grandi locali cittadini. Qui ci si conosce tutti per nome.
Oggi Debora valorizza il territorio alpino tenendo aperta la bottega tutto l’anno, ma soprattutto scegliendo prodotti di piccoli produttori locali. Eccellenze spesso poco conosciute, che qui trovano uno spazio per farsi scoprire. Se entri in bottega è come se mettessi i piedi in un piccolo mondo. Ci sono scaffali con vere e proprie “chicche” che difficilmente trovi in altri posti. Puoi fermarti per un caffè, un panino o un aperitivo e quello che trovi nel piatto, spesso, è locale e a km zero. Mi è successo una volta di entrare di fretta per comprare il necessario per la cena. Non mi sono accorta che, nel locale c’era Caterina, un’anziana signora in attesa del suo turno.
Non l’ho vista, e le sono passata davanti. Quando me ne sono accorta, con imbarazzo le ho detto di passare. Lei sorridendo mi ha detto una frase che porto ancora nel cuore e che ha dato un significato a quel posto: “ Stai tranquilla, passa pure, io a casa non ho nessuno che mi aspetta, e qui mi sento meno sola e passo per fare due chiacchiere!”
Qui il lavoro quotidiano fatto di attenzione e passione. Un modo concreto per sostenere la montagna e chi ancora la abita. E il futuro guarda ancora più lontano. Presto, sopra la bottega, Debora aprirà nei prossimi mesi anche uno spazio dedicato all’ospitalità: un appartamento di charme con annessa spa privata. Un luogo unico che potrà far vivere un’esperienza intima e coinvolgente. Un nuovo investimento pensato per far conoscere sempre di più Rittana e offrire una possibilità per fermarsi e conoscere la Valle Stura.
È così che i paesi di montagna continuano a vivere. Con chi decide di restare. Con chi sceglie di tornare. Con chi li rende un posto migliore e un’attrazione turistica unica. Con chi accende una luce e la tiene accesa tutto l’anno.
Rittana è uno di quei luoghi dove la memoria incontra il futuro. Dove la montagna continua a raccontare nuove storie.