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15 giugno 2026 | Aggiornato alle 21:30

Editoriale

Quale modello di adulto abbiamo quando ci relazioniamo con figli, nipoti, allievi?

26 April 2026

Cuneo

Tempesta di Shakespeare Il referendum è stato un momento di grande emozione collettiva per l’inaspettata affluenza alle urne soprattutto dei giovani, in netta controtendenza con le votazioni precedenti, specie in quelle connesse a quesiti referendari. Sui media sono fioccate interviste a giovanissime elettrici ed elettori al primo voto; nei programmi di approfondimento politico-culturale, sono state elaborate interpretazioni di questo “nuovo” fenomeno. Tuttavia quando gli adulti osservano, spiazzati o sorpresi, i comportamenti giovanili, manca spesso una riflessione, a monte, su quali sono gli aspetti profondi su cui si fonda il rapporto tra le generazioni, su come si esprime la relazione tra giovani e adulti. Recentemente il Teatro Astra di Torinoha proposto la bella messa in scena della Tempesta di William Shakespeare ad opera della compagnia dello Stabile di Catania, per la regia di Alfredo Arias. Lo splendido testo del drammaturgo inglese (l’ultimo scritto di suo pugno, pochi anni prima della morte) esplora molti temi, che si intrecciano a diversi piani di lettura. Uno dei più interessanti è proprio il rapporto intergenerazionale, che si sviluppa nella relazione tra Prospero, decaduto principe di Milano, e la giovanissima figlia Miranda. Prospero è possessore di un sapere che gli consente di piegare alla sua volontà le forze della natura e di comandare, letteralmente a bacchetta, le altre persone. Per vendicarsi di coloro che lo hanno privato del governo ed esiliato su un’isoletta dispersa nel Mediterraneo, Prospero costruisce una fitta trama di inganni ed illusioni, con il dichiarato intento non solo di tornare al potere, ma anche di tormentare coloro che lo hanno tradito e offeso. Il desiderio di vendetta è tale che non esita ad utilizzare la figlia, a cui vuole sinceramente bene: irretisce anche lei con la sua magia, la spinge ad innamorarsi di Ferdinando, il giovane principe di Napoli, con lo scopo di far soffrire il padre Alonso e di riappropriarsi, tramite il matrimonio, del potere. Ed è proprio nel modo in cui Prospero guarda Miranda che la Tempesta fa sorgere domande sul rapporto tra adulti e giovani: per Prospero Miranda deve essere governata, manovrata verso un destino scritto da lui, ovviamente per il suo bene (“Non ho fatto nulla, se non prendermi cura di te”); la ragazza, in fondo, è inesperta del mondo, il suo sapere non è paragonabile a quello del padre (“mia cara, che non sai chi sei, né da dove venga io, che sono molto più di Prospero, padrone di una misera grotta e tuo padre”). È certamente una posizione che rispetta il sentire dell’epoca, e che oggi definiremmo patriarcale. Ma oggi la commedia fa sorgere la domanda se e in quale misura i modelli educativi attuali, quelli incarnati ogni giorno in tante situazioni di relazione tra adulti e giovani, hanno ancora tracce delle dinamiche descritte nella Tempesta. Questa domanda si porta dietro una riflessione più ampia, che esige di andare ad indagare quale è il modello di adulto, di donna e uomo che abbiamo dentro di noi quando ci relazioniamo con i figli, con quelli degli amici, con i nipoti; oppure con gli allievi, se siamo insegnanti, educatori, catechisti, animatori; o ancora con i gruppi di ragazze e ragazzi che incontriamo per strada, sui pullman, nei locali. Prospero, come molti adulti, non si pone affatto questa domanda: alla fine riconosce che l’amore sorto tra Miranda e Ferdinando è genuino, nonostante il loro incontro sia frutto delle sue macchinazioni, e accetta di assecondarlo, ma rivendicando comunque il proprio potere, nel concedere la mano di Miranda come un suo regalo: “Allora, come mio dono e tua stessa acquisizione meritata, prendi mia figlia”; e non esita ad insinuare che nel loro rapporto si debba replicare la dipendenza di una dall’altro: “A adesso è tua” (l’attore Graziano Piazza pronuncia in tono asciutto, perentorio, questa battuta, con un effetto drammatico disturbante). La grandezza di Shakespeare risiede nella capacità che le sue opere hanno di parlare alla nostra contemporaneità, stimolando domande: quanto di Prospero c’è nel modo di costruire il rapporto con i giovani che esprime il mondo adulto contemporaneo? E se ve ne è traccia (difficile negarlo), va bene così o urge che riflettiamo ancora un po’ su questo tema? Forse è vitale tenere aperto questo dibattito.

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