Direttrice di un grande supermercato cuneese a processo per mobbing
23 March 2026
Cuneo
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Prosegue al tribunale di Cuneo il processo a I.G., la direttrice di un grande supermercato del capoluogo a partire dalla fine del 2020, accusata di mobbing nei confronti di una dipendente che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe tentato un gesto anticonservativo, fortunatamente sventato dal tempestivo intervento del marito.
Era ottobre del 2021 e già da molti mesi, secondo quanto da lei stessa riferito al giudice, aveva subìto una serie di atteggiamenti vessatori da parte della nuova direttrice. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata l’imposizione di svolgere il proprio orario di lavoro part time di 4 ore spezzate fra mattina e pomeriggio, una parte delle quali da svolgere all’interno della parafarmacia gestita dal supermercato, senza che lei ne avesse le competenze. Vessazioni, insulti e ritorsioni di cui la donna non sarebbe stata l’unica vittima, ma che avrebbero colpito anche altri impiegati, indotti a dare le dimissioni a causa del forte stress accumulato in mesi di lavoro sotto la nuova gestione.
Accuse confermate questa mattina ( lunedì 23 marzo) in aula dalla rappresentante sindacale e da un altro dipendente che, in quell’estate, si dimise a causa del disagio e dell’ansia. “Gli orari cambiavano continuamente da un giorno all’altro senza alcuna spiegazione, un giorno eri alla vendita e quello seguente all’ottica o alla parafarmacia; sembrava che la direttrice non si rendesse conto delle diverse competenze che queste mansioni richiedono” - ha riferito la rappresentante sindacale, che ha raccontato anche della discussione seguita al rifiuto della collega di vendere un farmaco ad una cliente in quanto lei non era titolata, “non era una farmacista e per questo si era rifiutata di vendere un farmaco ad una cliente e la direttrice l’avrebbe sgridata aspramente. Fu quell’episodio a scatenare quel gesto, me lo disse lei quando quella sera mi chiamò dall’ospedale”.
Di una donna molto ben voluta e stimata lavoratrice ha riferito alla giudice anche l’altro collega che ha deposto in aula e che, sempre a causa del clima insopportabile che si era venuto a creare, si era dimesso già nel corso di quell’estate: “avevo lavorato con lei e spesso e volentieri faceva meglio e di più dei suoi capi. Ricordo un direttore regionale che la stimava molto e ogni volta che veniva da noi passava a salutarla personalmente”. Anche lui, come la collega, di fronte al comportamento della responsabile del supermercato aveva iniziato a provare un crescente senso di scoramento: “alcuni mesi prima del suo arrivo ero stato chiamato per fare l’apertura di due nuovi centri commerciali a Torino e nel giro di pochi mesi avevo iniziato a credere di non essere più capace di fare il mio lavoro. Lei sottolineava continuamente quelli che considerava errori, senza però indicare una soluzione. Fu un periodo di forte malessere per me, mi rivolsi ad uno specialista”.
Lunga la serie di atteggiamenti considerati ritorsivi e vessatori denunciati dalla rappresentante sindacale e che indussero i dipendenti a proclamare uno stato di agitazione, uno sciopero a dicembre del 2021 in solidarietà della collega, cui seguì a inizio 2022 il trasferimento della direttrice: “ci imponeva di fare la pausa caffè solo presso il bar gestito dal supermercato, o di sottoscrivere la carta fedeltà ricaricabile che ci obbligava di fatto a fare la spesa presso quel supermercato. Aveva creato una lista nera dove finivano i nominativi degli impiegati che non davano la disponibilità a lavorare nei festivi anche se non avevamo alcun obbligo a farlo e si rifiutò di concedere il part time verticale, obbligandoci ad andare tutti i giorni a fare le quattro ore di lavoro. Oltre alle dimissioni di alcuni capi reparto, ci furono tra le 15 e le 20 dimissioni in quel periodo in cui lei era direttrice”.
L’udienza proseguirà il 20 aprile.